Barbara D’Urso e il Grande Fratello Freak

Inizio con una confessione.

Sebbene sappia usare il congiuntivo correttamente (quanto meno il più delle volte) e sebbene sia in grado di fracassare gli zebedei durante la notte a povere amiche su temi etici, ho una passione malsana per quello che riguarda la tv.

Probabilmente per l’esserne stato privato da fanciullo – tra le varie scelte reazionario-fondamentaliste dei miei genitori ultracattolici c’era l’abolizione della tv che in qualche passo dell’Apocalisse era probabilmente citata come strumento di Satana.

In ogni caso, stavolta non parlo né d’amore, né di viaggi emotivi dentro me stesso bensì di Grande Fratello.

 

Cominciamo con un po’ di cronistoria.

Checché ne dica Barbara, che indossava i vestiti del GF3 durante Domenica Live da inizio stagione, fino a 20 giorni prima della prima puntata la conduttrice designata era un’altra Barbara, la Palombelli.

Che col trash ci sa fare – Forum è una perla a metà tra Uomini&Donne e Al Posto Tuo– ma ha un approccio più giornalistico.

Insomma un’operazione tipo quella che fu fatta con Daria Bignardi per il primo e indimenticato Grande Fratello: a condurlo una giornalista che però sapesse gestire situazioni trash (per chi non se lo ricordasse, prima del GF la Bignardi conduceva Tempi Moderni, uno dei primi programmi urlati con la pretesa di raccontare la “verità sociale”).

 

Per la signora D’Urso un’arma a doppio taglio: da una parte può finalmente celebrare il ritorno in prima serata dopo anni di Mattino 5Pomeriggio5, S’è fatto tardi annamo a dormì 5.

Dall’altra era una patata bollente prendersi un programma del genere in così poco tempo.

Un programma che per molti, me incluso, era un flop annunciato.

 

 

Siamo oramai abituati ad una fruizione dei contenuti immediati: se nel 2002 eravamo felici di aspettare settantatré settimane per sentire Mascia Ferri urlare Uccelli venite, ora siamo abituati a guardare reality coi VIP dei quali conosciamo già tutto, o quasi, prima che entrino nel programma.

Di fatto il reality coi VIP inizia in medias res, c’è un racconto che lo precede: vogliamo tutti vedere se Corinne Clery e Serena Grandi litigheranno – perché sappiamo che l’hanno già fatto in passato, per fare un esempio.

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Lo vogliamo e lo possiamo vedere subito, nell’arco di due settimane.

 

Quindi come fare a scatenare l’interesse del pubblico in temi brevi senza far perdere interesse dopo la prima mezz’ora della prima puntata?

Innanzitutto, zia Barbara mette insieme una serie di personaggi già noti al pubblico per le loro storie che hanno iniziato a raccontare negli ultimi anni, proprio alla conduttrice nei suoi vari Programmi5.

Questo permette di attirare già l’attenzione del pubblico sui concorrenti dalla prima puntata, costruendo su uno story-telling già noto, sulla falsa riga dei reality con i VIP.

La figlia di Bobby Solo, per citarne una a caso, ha conosciuto le dichiarazioni del padre dopo 10 minuti che era dentro, così come l’ex di Paola Di Benedetto (che è nota per essersi fatta all’Isola dei Famosi Francesco Monte, l’ex di Cecilia Rodriguez, sorella di Belen Rodriguez, che aveva cornificato Monte al GF VIP – un romanzo d’appendice via reality praticamente).

Di fatto, le loro storie sono un prolungamento delle stesse storie che Barbarella raccontava ogni domenica pomeriggio.

A questo punto sorge spontanea una domanda: in base a quale principio una come Aida – famosa come concorrente di reality stranieri –  è NIP e un Marco Ferri – famoso come concorrente di reality stranieri e come figlio di– è un VIP degno dell’Isola dei Famosi?

Ma Barbara ha spostato l’attenzione, non è una questione di NIP e VIP: nella fauna degli ospiti dei suoi salotti trash, ha scelto quelli più estremi, quelli in grado di scatenare l’interesse morboso del pubblico e quelli in grado di scatenare l’inferno all’interno della Casa per della marmellata sulla pizza o per un tiramisù.

Insomma Barbara non ha fatto di certo un Grande Fratello NIP ma nemmeno un Grande Fratello Vip. Ha fatto un Grande Fratello Freak.

Che conseguenze ha portato?

Scene di urla borderline, bullismo, sponsor che si ritirano e proteste dal Moige, dall’associazione contro la violenza, da quella per la salvaguardia gli animali. Insomma, manca solo la Lega Italiana Protezione Uccelli che si lamenti perché l’uccello di qualche partecipante è stato maltrattato e chieda la sospensione immediata del programma.

Siamo ormai abituati a dei reality condotti dai gobbi (citofonare Blasi e Marcuzzi) o di people e talent show Mariani dove la conduzione è a togliere (la gente litiga e Maria tace soddisfatta).

Barbara, al contrario, ci ha ricordato la differenza tra una conduttrice e una presentatrice: è riuscita a cavalcare ogni singolo momento di trash, dissociandosi sistematicamente dalla creatura impazzita che lei stesso aveva creato ma, al tempo stesso, capitalizzando su ogni frase fraintendibile detta da uno dei concorrenti.

Era dai tempi della Ventura all’Isola che non si vedeva una conduzione così.

Tuttavia, pur riconoscendo la bravura tecnica nella gestione della diretta e nella costruzione dello story-telling tra una puntata e l’altra, bisogna ammettere che si sono visti episodi che vanno oltre il trash che rallegra le nostre serate. Non solo il caso Aida ma tutte le frasi fasciste e sessiste di Favoloso, non ultime quelle contro Selvaggia Lucarelli.

Ignobili le cose dette (o meglio: scritte su una maglietta) e discutibile il comportamento della conduttrice che prima fa riappacificare Favoloso e la Moric, poi lo bacchetta e lo espelle (salvo poi averlo come ospite d’onore la domenica successiva).

Ma del resto, se fossimo a teatro, nessuno si sconvolgerebbe dell’incoerenza tra quello che l’attore principale recita sul palco e che fa nella sua vita privata.

Il Grande Fratello è uno spettacolo, esattamente come uno a teatro, solo che viene spacciato come realtà.

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E in questo senso, non c’è nulla di vero: non lo è Barbara che sceglie come sostenere le cause in base alle sue simpatie personali, non lo sono le relazioni che vengono intessute dentro questi programmi che fanno ormai parte di un unico romanzo popolare chiamato Business!, non lo sono i temi delle puntate che sono costruite su qualunque cosa venga pubblicata da Bitchy o TrashItaliano (che sono divertentissimi, sia chiaro, ma non hanno quel prestigio mediatico che gli viene dato ogni santa volta che vengono presi come fonte).

Indignati del web rassegnatevi: oggi i reality sono delle nuove soap opera, solo con un linguaggio diverso.
Insomma, state guardando Dynasty non un programma di Alberto Angela: valutate e indignatevi di conseguenza.

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