IL NATALE È COME IL BRACCIOLO IN MEZZO AI SEDILI DELL’AEREO

 

Il Natale quando arriva, arriva dice un noto spot di panettoni.

E infatti con il Natale arriva la gente impazzita in centro che cerca regali come se stesse costruendo la riserva alimentare per un bunker in tempo di guerra, i servizi di Studio Aperto che ci dicono le nuove tendenze dei mercatini di Natale (prima dell’ennesimo tentativo di attentato, ma quello lo racconta Mentana) e una serie di autentiche rotture di palle momenti di condivisione famigliari ai quali non si capisce se partecipiamo perché vogliamo, perché lo vogliono le nostre mamme o perché lo vuole la tradizione e quindi poco importa se sia noi che le nostre mamme abbiamo due slitte zeppe di regali al posto degli zebedeibisogna partecipare e non fiatare se non per dire quanto si è profondamente felici di vedersi.

Inutile negarlo.

Il Natale è come il bracciolo il mezzo ai posti dell’aereo: sembra utile e piacevole ma finiamo sempre per prenderci a gomitate con il nostro vicino di posto.

Pensateci bene.

  1. Più che il momento degli abbracci, Natale spesso diventa il momento baule vecchio della disputa tra Corinne Clery e Serena Grandi,  praticamente un incrocio tra la bomba di Hiroshima e un kamikaze dell’isis, lanciati su una tavola apparecchiata di rosso (che è anche il colore del sangue – coincidenze? Io non credo)
  2. dobbiamo ingozzarci come tacchini del ringraziamentocondannarci a 8 mesi di dieta ferrea per smaltire 157 chili di torroni e 243 di panettoni e fingere pure di essere felici. Anche se in cuor mio temo sempre che mia madre mi stia offendo la settantatreesima fetta di dolce solo per potermi cucinare e servire come antipasto a Santo Stefano che non si capisce mai quanta gente c’è, quindi un po’ di cibo extra è meglio averlo.
  3. Dobbiamo fingere ingiustificato entusiasmo per qualunque regalo arrivi. Se avessi capito prima che non era Babbo Natale a leggere male le letterine ma i miei parenti ad insistere a regalarmi calzini da sci noncuranti del fatto che la prima e l’ultima volta che ho sciato ho rischiato di rompermi l’osso del collo, probabilmente non starei spendendo 80 euro a settimana da anni in psicanalisi per rimuovere i traumi infantili. Oh ma mi raccomando: dì a tutti che ti servivano proprio. Sì, per farci giocare il cane.

La cosa peggiore è che se non esulti e non mostri sui social il tuo albero di Natale perfetto nella tua casa perfetta piena di addobbi perfetti, finisce pure che ti dicono che sei il Grinch, che non capisci lo spirito del Natale e non hai sensibilità.

Ma Natale è una guerra, inutile negarlo: schiva la zia, salta l’abbacchio, ammazza il caffè.

E, in fondo, non è così difficile capire perché la gente metta veleno per topi sui panettoni della famiglia:  con l’albero, già si inizia  a sentir rosolare il bracciolo della poltroncina del Natale 2017, in forma di cotechino, infido e appiccicoso.

2 risposte a "IL NATALE È COME IL BRACCIOLO IN MEZZO AI SEDILI DELL’AEREO"

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