“Mamma, sono gay”.

Oggi è il #ComingOutDay e hai deciso di cogliere l’occasione per raccontare la storia dei tuoi coming out.

Non sei mai stato un talebano del coming out. Ritieni che sia importante dichiararsi per se stessi (provare a far passare la tua amica drag queen per la tua fidanzata è una fatica immane) e per la società, che grazie ad ogni singolo coming out continua il processo di inclusione di una minoranza.

Tuttavia ciascuno ha i suoi tempi, i suoi modi, magari in alcuni casi va anche bene non dichiararsi. È una scelta personale, su cui non credi che nessuno debba metterci il becco.
Certo è che se ti nascondi per una vita e poi ti lamenti che nel nostro paese hanno più diritti e protezioni i cani degli omosessuali, si dà l’impressione di quelli che guardano il Grande Fratello e poi si lamentano che è trash.

 

Detto questo, per l’international coming out day, hai pensato di mettere su carta virtuale alcuni dei tuoi coming out.
Perché sono stati catartici per te.
Perché magari potrebbero essere catartici per qualcuno che arriva sul blog cercando “gif di Karen Walker”.

E perché, ovviamente, sono stati talmente rocamboleschi che è un peccato tenerli per te.

 

LA BFF – Anno Domini 2004

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La prima a sapere (ufficialmente) della tua passione per l’ornitologia applicata fu, ovviamente, la tua migliore amica.

Uscivi da una relazione eterosessuale (ma senza sesso, il che comunque è un lei-motiv anche delle tue relazioni gay) di 5 mesi con l’ultima portatrice di vagina biologica che veniva all’università con te.

Nessuno a quel tempo sapeva del tuo vizietto. E tu stesso lo ritenevi più che altro un modo per sopperire alla mancanza di figa, visto che, fidanzate o meno, non ci pensavano proprio a dartela. Chissà come mai, visto che spruzzavi testosterone da ogni poro.

Finalmente single quindi decidi di sfogare le tue voglie più nascoste e prendi appuntamento con un coetaneo dall’altra parte della città – questo ovviamente per evitare che lui potesse riconoscerti e svelare il tuo piccolo segreto.
Ti aiutavi anche con un’identità parallela: ti chiamavi Marco, studiavi sociologia (sei laureato in comunicazione, materia affine) alla Sapienza (dove c’era più gente che in Cina, quindi ci stava non essersi mai incontrati) ed eri bsx fidanzato. Praticamente una vita parallela.

Arrivi da costui e per qualche ragione non riesci a tenere la parte di “Marco”. Lui scopre il tuo segreto, ti minaccia di sputtanarti se non fossi stato alle sue richieste fisiche (!) e soprattutto ti svela che hai le piattole.

Ora, non avevi avuto mai nella vita nemmeno i pidocchi quindi ignoravi che esistessero quelli del corpo (e ti sei sempre chiesto quando li avessi presi ma questa è un’altra storia).
La situazione degenera, lui diventa aggressivo, verbalmente e fisicamente, tu ti fai Roma in avanti e indietro alle 3 del mattino per trovare il “Mom” (che non è un locale di Milano ma un antiparassitario).
Sconvolto da una nottata del genere, torni a casa, dormi per terra (le piattole possono annidarsi anche nel letto pensavi), convinto che si trattasse di una punizione divina per i tuoi comportamenti immorali nonché disperato per aver rovinato la tua reputazione da spaccafighe – a cui evidentemente credevi solo tu.

Decidi quindi di chiamare la tua migliore amica, la fai tornare dalle vacanze e con un’aria disperata, mentre ti depili le gambe nella vasca da bagno di tua madre con indosso solo uno slip bianco, le confessi che sei gay.

 

E scopri che lei lo sapeva benissimo, anche prima di questa scena raccapricciante.

 

 

AL LAVORO – Anno Domini 2006

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È passato un po’ di tempo senza che la tua passione per gli uccelli diventasse pubblica.
Sebbene avessi rinunciato a farti passare per spaccafighe, non eri ancora certo che con un uomo potresti mai aver desiderato più di una eiaculazione tardiva (sì perché per anni tu e l’orgasmo non siete andati per nulla d’accordo).

 

Poi un giorno conosci G., cioè vedi che ha visto il tuo profilo su Me2 (che vintage) dove esponevi solo il meglio di te (oggi penseresti al sorriso, all’epoca eri ossessionato dagli uccelli).

Vi conoscete dal vivo e tu ci metti il tempo di una sigaretta ad innamorarti di lui.
Che è ancora mediamente il tempo in cui decidi se la persona che hai davanti è quella che vuoi sposare o meno (una fatica innamorarsi, pianificare una vita insieme e restare delusi così velocemente e così in fretta che non avete idea).

 

E così, con una voglia enorme di raccontare la tua gioia, (perché il coming out è un momento di condivisione di gioia e di amore, non certo di esibizionismo) lo dici anche in ufficio, per strada, tornando da pausa pranzo.

 

E lì scopri che: se sei contento, sono contenta per te, ma attenzione a dirlo perché non è ben visto in azienda.

E lì hai scoperto che, quello che per te stava iniziando ad essere normale e bellissimo, come solo l’amore sa essere, ecco forse non lo era per nulla intorno a te. E che se questo era il commento di qualcuno che lavorava in un’agenzia pubblicitaria (che storicamente non è esattamente un posto di lavoro dei parenti di Mario Adinolfi), chissà cosa c’era fuori ad aspettarti.

 

I PARENTS – Anno Domini 2007

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Passano degli anni e tu inizi una serie di frequentazioni, le più delle quali immaginarie e della durata di un’eiaculazione precoce.
Consideravi fidanzati dei poveri malcapitati che venivano a letto con te più di una volta (la cosa non è molto cambiata 10 anni dopo, onestamente).
Per capirci: tanti tuoi ex non hanno idea di essere tali.

Stavi frequentando questo ragazzo che ovviamente era più giovane di te, non lavorava e si svegliava quando tu eri già in ufficio da 5 ore bestemmiando in sanscrito.

Tua madre ti manda un messaggio di quelli completamente inutili che sono le madri sanno mandare mentre i loro figli stanno lavorando, tu le rispondi e poi scrivi allo sventurato di cui sopra.
Il messaggio recitava: Buongiorno cucciolo, sei già sveglio? Se sì buona giornata iniziata, sennò buongiorno.
Peccato che il messaggio non fu inviato allo sventurato, bensì a tua madre (sì, Freud avrebbe avuto un orgasmo se ti avesse conosciuto).

Tuo padre ti rispose di fare più attenzione a chi indirizzavi i tuoi messaggi privati.

Ne seguì una bagarre totale che terminò con anatemi, la consegna di biglietti di solo andata per l’inferno vista la tua condotta moralmente discutibile e con un lancio di valigie per strada con un “sei un figlio di merda!” annesso da parte di tuo padre, che resta ancora una delle scene più surreali che hai vissuto nella vita (se si esclude il periodo in cui andavi a consegnare cibo ai vip vestito da canguro, ovviamente).

 

(Dopo qualche anno, c’è stato un happy ending, per dovere di cronaca, e ci si è riavvicinati).

 

 

Queste tre storie per dire tre cose che mi stanno molto a cuore, nel caso qualcuno capitasse qui per caso

  • Le piattole si curano facilmente e non sono una punizione divina ma solo la conseguenza della scarsa igiene del partner.
  • Il mondo purtroppo è ancora pieno di gente con “tanti amici gay” che però invitano ad esercitare la propria libertà dentro le mura di casa.
  • A volte è necessario fare un passo indietro per fare un passo avanti. L’amore dei genitori torna, bisogna solo darsi il tempo di parlare la stessa lingua

 

Ma soprattutto credo che il coming out sia un modo per dire chi si è e condividere quello di bello che si vive.

Non c’è un modo e un tempo giusto.

Auguro a tutti quelli che non lo hanno fatto, di farlo. Perché ti fa scoprire che l’amore che le persone hanno per te, va ben oltre il tuo orientamento sessuale.

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