Fai uno squillo quando arrivi

Partiamo da un presupposto. Per me leggere è come fare l’amore.

Ho un rapporto fisico con i libri: quando li ho finiti, le pagine sono spiegazzate e umide come le lenzuola dopo il sesso.

E ho un rapporto emotivo con i libri: finisce sempre che ci trovo degli spunti di autoanalisi che riporterò prontamente nei dettagli alla mia analista, esattamente come faccio con i miei amanti, più o meno duraturi.

Quindi, sebbene questo non sia un blog di critica letteraria e io mi al massimo possa pensare di fare l’opinionista a Uomini&Donne, sento l’urgenza di dire a tutti quelli che, come me e come Nina – la protagonista del libro, sono arrivati a Milano cicciottelli, poco curati e con una Micra carica di vestiti e ricordi che ora sono in qualche bidone di Humana, che dovrebbero leggere “Fai uno squillo quando arrivi” di Stella Pulpo.

È un manifesto generazionale più che un libro.

Da una parte c’è Milano, raccontata con una leggera crudezza che ti mette a nudo, mi mette a nudo.

Una città che ti forgia, ti fa essere indipendente, una città che ti insegna che puoi contare solo su te stesso (e su quei pochi veri amici che diventano la tua seconda famiglia ma che ad un certo punto iniziano ad avere una discreta dose di cazzi loro da dover gestire, esattamente come te).
Una città che ti rende adulto.

Una città che ti permette di realizzare i tuoi sogni (quanto meno per il job title, perché i soldi veri credo che non se ne vedano dal 1993 se non in finanza e in cambio ti chiedono la vita).

Senza Milano i tuoi genitori non potrebbero vantarsi, anche in assenza matrimoni/figli/divorzi causati da una  manifesta omosessualità, che sei diventato Head of Stocazzo prima dei 35 (perché a Milano sono tutti Head of Qualcosa, tipo Maria l’Ucraina è Head of Cleaning, mica la signora delle pulizie).

Insomma una città che ti porta ad una solitudine emotiva profonda, ad aver quasi paura di dover dire “grazie” a qualcuno, una città fondata sulle pi-erre e sul networking.
Dove essere belli, prestanti, ben vestiti e di “successo” è la condizione essenziale per poter presentare i propri contenuti, facendo attenzione che non siano troppo pesanti, possibilmente.

Tutto questo, però, non fraintendetemi, con una profonda tenerezza e senza giudizio alcuno, perché se resti a Milano dopo esserci “diventato adulto”, lo fai perché la ami.
Perché, nonostante a volte sembra che ci sia un perenne rumore bianco che ti rincoglionisce, ti ha reso un adulto migliore di tanti che sono rimasti felicemente nella loro comfort zone.

E poi ci sono gli amori tossici.
Quelli che ti prendono il cuore che è una fiorentina al sangue e te lo restituiscono che è una Simmenthal. E devi pure ringraziare che c’è quell’orrenda gelatina che tiene insieme i resti.

La storia di Nina, trentenne quasi paranoica, con tendenze molto più auto-analitiche di quello che voglia ammettere (e quindi per questo paranoide) corre per questi due binari. Cercando di ritrovare la propria strada combattendo tra un amore tossico e uno nuovo, che come sempre paga i danni lasciati dal precedente.

Arriva quello che finalmente ti abbraccia senza che gli venga chiesto, che ti sorride, che ti scrive la mattina e tu hai un attacco di panico che manco Margherita Buy in Maledetto il giorno che ti ho incontrato, pensi che c’è qualcosa che non va, che forse sarai in debito e non vuoi, che un giorno ti dirà che non eri come credeva, quando scoprirà chi sei davvero.

L’auto-sabotaggio e l’incapacità di affidarci ad un’altra persona sono il vero male della nostra generazione, altro che i social network.

Non c’è da stupirsi se poi accampi mille scuse: sei troppo giovane, ci sono le vacanze di mezzo, sono stressato.

Abbiamo tutti un amore tossico che ha reso il nostro cuore un macinato scadente, prodotto su scala industriale.

C’è chi ha la storia di Nina, chi fa i conti col fatto che la persona che ha amato in modo viscerale, vincendo le proprie paure, rifiuta quell’amore, troppo isolato nelle sue di paure e ci saranno altri con storie diverse ma non meno tossiche.

Ecco questo libro è liberatorio.
Perché avere la possibilità di denunciare che la propria anima si porta un fardello di un amore tossico che pesa più di un elefante obeso ma che va bene così, che ci si può sorridere sopra con intelligenza, è quasi più sano che una seduta dall’analista. E costa molto meno di 80 euro.

Non so come finirà il libro (scrivo prima di averlo finito per evitare anche la lontana tentazione di fare spoiler), so che faccio il tifo per Nina. Fin da pagina 13 – la prima effettiva del romanzo.

Perché Nina sono un po’ io.

E Nina è tanta gente intorno a me.

Se avessimo tutti il coraggio di fare coming out e dire “sono Nina”, forse saremmo tutti dei milanesi super-ottimizzati ma un po’ più sereni.

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2 thoughts on “Fai uno squillo quando arrivi

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