Ma non ho visto nulla di SantaFè

C’è la città degli angeli, quella della melassa sui macaron, quella che ha la chiesa più scandalosa del globo e quella che ti permette di fare il giro del mondo in 80 camere da letto: Miami.
Ora, non che tu ti sia risparmiato dal turismo in ogni angolo del globo, mentre eri a Miami, ma visto che non scrivi per Le Ore – ignori in realtà cosa scrivessero sul giornale appena citato, a parte metterci le donnine nude, visto che tu hai sempre trovato l’argomento di scarsissimo interesse – preferisci concentrarti sui disastri amorosi che sei riuscito a combinare a migliaia di chilometri da casa e in soli dieci giorni.
In principio fu il giovane dal nome impronunciabile e con un accento incomprensibile di Washington DC (WDC a seguire).
Lui è stato proprio un amore tormentato.
La sera che l’hai conosciuto, mentre eri intento a limonare con lui, il suo pseudo fidanzato, un altro malcapitato e il Dottorino – che fuori da Milano passa da figa di legno a figa lessa, nello stesso tempo in cui tu passi da non sono in mood da rimorchio a dove sono i preservativi – quella sera, dicevi, ti sei addirittura preso della zoccola da un giovane 22enne del Liechtenstein che si professava schiavo, con cui avevi – innocentemente – flirtato in spiaggia.
Che poi farsi dare della zoccola da uno che vive in un paese che probabilmente come il Molise nemmeno esiste davvero e che di professione sessuale fa lo schiavo è come farsi dire da Nadia Rinaldi “brutto ciccione obeso”, ecco.
In ogni caso, dopo quella sera finita in nulla perché, come al solito, chi troppo vuole nulla stringe, rincontri WDC per caso due giorni dopo in acqua – che è il corrispettivo Miamese della pineta di Gallipoli, anche se un pelo meno discreto – e ti ha buttato le braccia al collo.
E da lì hai capito che sarebbe stato il tuo amore per sempre.
Ti aspettava, ti ha detto, dal venerdì.
Ti ha fatto bere sotto l’ombrellone.
Ti ha fatto bere in albergo da lui.
Ti ha fatto giocare a Blackjack cercando di spiegarti come vincere.
E tu gli hai spiegato che giochi a 7 e ½ ogni fottuto Natale, sai come fare i conti.
Ti ha fatto bere di nuovo.
Ti ha fatto fumare una sigaretta.
E poi si è autoinvitato a novembre una settimana a casa tua a Milano.
Il tutto senza ancora  aver nemmeno iniziato un tentativo di copula.
Poi c’è stato il nero francese.
Bello, bellissimo. Famoso famosissimo, lui lavora con Justin Biber e con Rihanna.
Cosa che detestavi, perché rispondere che hai lavorato con la Carrà e la Sandrelli che ha destato in lui più o meno lo stesso interesse che desti in uno del 1994 quando gli parli dell’antipatia tra Ambra e Marzia Aquilani che ha compromesso la carriera della seconda.
In ogni caso, lui come Pedro con la tua amica Raffa, ti ha promesso di portarti a vedere le stelle, sulla spiaggia tra Ocean Drive e la 20esima – o qualcosa del genere.
Salvo che Raffa le stelle con Pedro le ha viste e invece tu le hai solo sognate – come hai solo sognato di riuscire finalmente a 30 e rotti anni a fare all’amore sulla spiaggia, che se anche è scomodo e ti trovi granelli in ogni pertugio, come ti dicono tutti, è una cosa che desideri fare dal 1997 quando, non solo eri giovane davvero, ma eri ancora vergine.
Peccato che lui si sia addormentato e tu le stelle le hai viste solo col solito Dottorino, rientrando a casa dopo cena, solo e abbandonato.
Ultima citazione per il Prof di Latino e Greco che hai incontrato una delle ultime sere.
Lo hai conosciuto nel locale più in della città, dove borsello e infradito dopo le 23 sono la costante, come se il concetto moda fosse rimasto in un altro continente.
E niente, prima lo hai insultato perché era italiano e ti rubava la piazza – il solo scrivere “italian” in quella zona ti fa ricevere più messaggi di quando scrivi “attivo” in zona Porta Venezia a Milano.
E poi avete suggellato il vostro amore andando a comprare del popper.
Non sai se il vostro amore è stato durato più o meno come una botta di popper per causa tua e delle tue paturnie quando incontri quello che sembra quello giusto davvero o perché l’amico di lui che – non avendo letto il messaggio che gli era stato inviato e non avendo capito il messaggio sotteso alla frase “andiamo a comprare del popper – ha fatto irruzione in camera da letto proprio mentre stavi voracemente mangiando del cocomero – decidere se sia una metafora o meno, lo lasci volentieri al lettore.
In ogni caso, tornato a Milano, ti sei reso conto che di Miami non hai visto praticamente nulla.
Ma che eri riuscito a pensare di trasferirti a Washington, a rispolverare asap le tue nozioni di francese e a valutare domeniche pomeriggio a base di tortelli e sole dell’Emilia Romagna.
E a finire, come al solito, più o meno come Lisa Fusco: con un braccio rotto e senza nemmeno essere riuscito a fare una spaccata.
Il tutto in soli 10 giorni.

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