Piacere, ti ricordi e grazie: etichetta tra le lenzuola

Nell’attesa del principe azzurro – o magari di uno qualsiasi dei protagonisti di Looking di cui hai fatto una maratona pasquale – non hai mai nascosto che hai sempre goduto della tua singletudine come di una condizione privilegiata per accumulare esperienza da riversare nella tua prossima relazione – ivi compreso il capitolo “come sopravvivere alle cilecche continuando a sentirsi un vero maschio alfa”.
Ci sono però tre cose che nei tuoi sporadici, si fa per dire, incontri finalizzati ad una buona mezz’ora insieme, non hai mai compreso.
La prima riguarda l’ansia da presentazione.
Non prestazione, di cui sei comunque il re, ma proprio presentazione.
Certa gente entra in casa e decide di presentarsi, come se fosse al funerale della nonna o ad un colloquio di lavoro da H&M: ti tende la mano e ti dice, con un sorriso ebete in faccia, il suo nome. E magari aggiunge anche “Piacere”.
Che poi al limite “piacere” lo dici a cose fatte, non prima di iniziare.
Per concludere l’affare con successo, è più che sufficiente avere un nome per il contatto quando passi da Grindr a Whatsapp per i controlli antifrode di rito.
Poco male è S(u)or presa, Maxibon, Hic et Nuc o FeetGame34.
La seconda cosa che ti fa letteralmente impazzire sono quelli che ti scrivono, mesi, se non anni dopo, “ti ricordi?”.
Ora, cosa esattamente uno si aspetta che venga risposto? “Scusami tantissimo ma sai incontro gente quando sono così ubriaco che non so nemmeno esattamente dove sia ubicato il mio colibrì”?
Oppure: “Certo, ho adorato così tanto fare della ginnastica artistica con te che la volta successiva che ho avuto un po’ di brio tra le mutande ho pensato che fosse meglio prendermelo a bottigliate come faceva Tafazzi”?
Molto meglio – e più sincero – scrivere, lanciando dei metamessaggi e vedere se capiscono.
Come stai facendo tu con uno dei più fallimentari appuntamenti della tua vita, che pare essere diventato farfalla – in tutti i sensi : perché mai ricordargli di quel terribile pomeriggio al parco quando avresti voluto affogarlo nel laghetto tanto era arrogante, visto quanto è diventato gnam?
Ultima citazione è per quelli che sulla porta ringraziano. Magari non dicono di averti appena lasciato nel letto una coltivazione di piattole assassine in regalo, ma ringraziano.
Ma di cosa ringraziano esattamente?
Non vedevano un volatile da quando è uscito Ops I did it again e quindi ora sono grati?
Puoi tollerare chi non si siano innamorati di te nei  17 minuti precedenti.
Puoi sorvolare sul fatto che non ti limonino duro sullo stipite della porta.
Puoi anche accettare che non ti richiamino mai più, senza capire che tu sei l’amore della loro vita.
Ma il “grazie” proprio no.
È quasi peggio della stretta di mano.

Non ti sembra, sinceramente, di chiedere tanto a chi viene a visitare la tua collezione di conchiglie. 
Si tratta solo di un po’ di savoir faire.
Sei certo che anche Cristina Parodi sarebbe d’accordo con te, se usasse Grindr, Hornet o Tinder e probabilmente ne avrebbe già fatto un best seller.

PS ora rileggendo quanto sopra, ti rendi conto che nella migliore delle ipotesi, il tuo futuro fidanzato avrà un nome bizzarro tra i contatti dell’iPhone con il quale verrà chiamato dai tuoi amici, eviterà di far riferimento a un qualsivoglia ricordo e avrà paura di ringraziarti. Insomma, alla grande.

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