Il treno delle 7.30 vuoto senza lui

Finalmente hai capito cosa ha provato Laura Pausini quando Marco se n’è andato e non è più tornato.
Te lo chiedevi dal 1993.

Il Dottorino è volato via e ti ha lasciato, per la prima volta davvero.
Non come quando tu hai provato disperatamente a rimorchiarlo e lui ti ha scaricato dicendoti che tu eri una birra guiness mentre lui amava le lager.
Stavolta è proprio volato via e non sarà più a proteggerti a Milano.

Voi eravate un po’ Thelma e Louise in salsa posh, i Bonnie e Clyde del free drink, i Jalisse della nightlife.
Insieme avete affrontato più avventure di Rocco Siffredi e John Holmes.

Ricordi limpidamente di una sera in cui uno sconosciuto voleva abusare di te nei bagni del Plastic. Cosa che sarebbe pure potuta andare se non fosse che, nella foga del momento, ti face cadere le chiavi della macchina nella turca.
Ecco, il Dottorino era lì a reggerti la testa poco dopo – e per le 12 ore successive – mentre tiravi fuori il peggio di te dalla bocca – non ti ricordi se per il numero di drink o per aver dovuto infilare la mano nella turca del Plastic.

E come dimenticarsi di quando venite approcciati da un bel moretto al Jackie O’ a Mykonos che vi parla in un inglese stentato con la musica forte. Tu capisci solo la parola “drink” e già eri pronto a rimorchiare per entrambi pur di avere dell’alcol gratis. Inutile spiegare lo sgomento quando ti ha chiesto 20 euro. Perché era il cameriere, non uno che ci provava.

Ti mancherà portare il Dottorino in trasferta, vederlo come un moderno Doraimon, eccitato con la pala che rotea in testa quando vede una darkroom dentro Muccasssassina e poi vederlo uscire con una faccia che manco Georgie quando veniva tacciata di essere una sbuccia-banane dalla matrigna: se entri in una darkroom con portafoglio e cellulare, con tutta probabilità il prezzo che pagherai per raggiungere la gioia non sarà solo perdere gli slip.  

Per non citare di quando il pubblico di suoi fan ti ha preso per il door selector delle sue mutande: rimase storico tal Mario, esemplare di maschio di prima categoria, a cui scrivi su Grindr dopo una serata al Plastic. Lui ti risponde e tu ti senti immediatamente l’Incantevole Creamy. Peccato che il suo interesse fosse focalizzato sull’agenda del Dottorino per la sera successiva.

Detto questo però, mentre tu ingrassavi e dimagrivi come la fisarmonica di Renzo Arbore, lui si è fatto crescere la barba e i capelli e nonostante sia molto più gnam che con i capelli alla Marco Carta, lettere d’amore, richieste di matrimonio o semplice copulazione a lui indirizzate, quasi come se fossi una Marta Flavi qualunque, si sono molto diminuite.
Sono anni che non c’è nemmeno bisogno di tirare fuori dall’armadio Marco Tebani, sua identità parallela dedicata ai tipi improbabili in cui è sempre stato capace di ficcare la lingua – informazione di servizio: se ce l’avete su Facebook è un fake.

Insomma, il Dottorino è, alla fine, quello con cui stai invecchiando, non quello con cui affitterai un utero, sia chiaro, perché basteranno le tue paturnie a condannare tuo figlio a secoli di psicanalisi: gli ci manca solo un padre (che si crede) così onnisciente che potrebbe condurre tutto il palinsesto di Real Time, visto in quante cose è espertissimo.

Eppure da quella sera in cui lo invitasti a fare l’aperitivo, sperando di farlo capitolare offrendogli birra della Coop e i bocconcini di pollo del McDonald’s sistemati su un piatto come se li avessi fatti tu, hai capito due cose.
La prima è che se vuoi rimorchiare qualcuno è meglio portarlo a fare l’aperitivo dove c’è qualcuno che cucina davvero.
La seconda è che sarebbe stato la tua fratellah milanese.

Ed è per questo che se anche la tua famiglia 20100 non ti farà mai sentire solo, questi sei mesi saranno davvero lunghi. 

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