Una questione di dignità

Devi mettertelo in testa.
Giù le mani dal telefono e da Facebook se quando sei in macchina sai già che il giorno dopo dovrai andare in giro per il quartiere per capire dove l’hai parcheggiata.
Non perché poi la gente scappa – tanto se ti frequentano per più di due sedute di ginnastica e una cena se ne accorgono comunque dei tuoi evidenti segni di squilibrio – quanto perché c’è quel concetto che a te sembra essere sconosciuto quando sei in giro con della vodka in corpo che viene identificato dal popolo come “dignità”.
Perché passi il primo messaggio dopo che lo hai salutato, costringendolo, conoscendo i tuoi modi istintivi – diciamo così – quando sei un po’ brillo, a darti una serie di lunghi baci.
Passi anche che tu scriva che hai gli occhi a forma di “minore di tre” – che come affermazione ti posiziona a metà strada tra quelli che hanno scelto di smettere di utilizzare le vocali e introdurre le k nel vocabolario italiano e un bonzo sfigato ammazza-eros.
Passi pure il secondo messaggio in cui – in modo un po’ roccambolesco e con la stessa delicatezza di un elefante in una cristalleria – lo inviti a dormire da te.
E visto che non hai fatto altro che ripetere che la tua stanza è piena di luce la mattina e ci sono i muratori anche di sabato, non è esattamente un invito allettante.
Ma se poi finisce che gli mandi pure il terzo messaggio in circa 15 minuti in cui gli comunichi che:
  • A)     Sei a casa – per la serie “da ora puoi passare quando vuoi”, red carpet totale. Anche se non avendo ottenuto alcuna risposta ai messaggi fino a quel punto, la risposta avrebbe potuto tranquillamente essere “ma anche chi se ne frega” piuttosto che “la testa sulla tazza del cesso non ho intenzione di reggertela, a presto”;
  • B)      Che hai deciso di seguire i suoi tempi e di non fare il pianificatore – che alle 4:25 della mattina è una comunicazione importante che farà decollare la vostra frequentazione. Sì, verso l’oblio alcolico.
  • C)      Che però ti deve far sapere (senza specificare bene cosa, con tutta probabilità se passa) – in altri termini, hai ammesso di aver mentito sulla questione “pianificazione” circa 34 caratteri dopo averlo detto. Sei un uomo – oddio  uomo, ragazzo, ecco meglio – affidabile e sincero
  • D)     E che se passa deve far squillare il telefono – ossia non ce la fai più e vai a dormire. Roba da far immaginare al malcapitato che così magari quando arriva ti trova anche con la bocca secca e la fiatella da alcol tipica del risveglio dopo il quinto drink.

Ora, non tanto perché poi dopo il terzo appuntamento la gente ti liquida con sms che si concludono con “senza rancore”, quanto per evitare la mattina dopo di scrivere sms di scuse per il comportamento mantenuto la sera prima – senza tra l’altro ottenere risposte –  devi assolutamente decidere di mettere in pratica la Regola 12.
Perché situazioni così sono imbarazzanti praticamente come essere beccati dalla propria cattolicissima madre alla tenera età di 15 anni nel breve tragitto tra la camera da letto e il bagno con un giornaletto porno infilato sotto la maglietta (e sostenere convinti che è l’ultimo libro di Paolo Coelho).
Sì, è per evitare questo che ti devi convincere a seguire la Regola 12.
Che, tra l’altro, hai scritto tu.
PS sì, sei così vecchio che, quando avevi 15 anni, l’unico modo per farsi delle pugnette più fantasiose era sperare nella compiacenza dell’edicolante.

[foto: androidworld.it]

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