Barcolli ma non molli

Barcolli ma non molli.

Un po’ barcolli perché dopodomani è un anno dal fattaccio che ti fa definire “single di ritorno”.
Ora, no non sei più innamorato e non ti taglierai le vene mercoledì sera al Kitsh con l’uscita di scena teatrale che ti meriteresti.
Però al di là del tuo fare cinico e dissacrante, sei un inguaribile romantico, oltre che avere un’idiosincrasia per le date e gli anniversari che ti porta per forza di cose ad essere malinconico.
E a chiedere supporto ai tuoi amici Maria, Invisibile e Vodka per tirarti un po’ su il morale.
Barcolli ma non molli anche perché pare che sabato scorso tu biascicassi e ti muovessi dentro il Plastic versando cocktails e pestando piedi, oltre quanto socialmente accettabile.
Almeno così ti dice il Dottorino.
Tu ti ricordi di essere stato sempre presente a te stesso.
Un po’ preoccupato per la nebbia, più che altro, ma niente di più.
Tra l’altro eri convinto che lo scorso sabato, senza Gwenda, stanca per il “troppo lavorare”, e senza Mata Hari, fuori città, sarebbe stato sottotono.
E di fatto, quando alle 4 hai abbandonato il Bordello, disfatto e barcollante, stando sempre a quanto dice il Dottorino, hai pensato che questo weekend sarebbe passato senza particolari elementi da segnalare.
Escludendo le tre cose avvenute durante la serata.
In primis, le tre balene che dopo essersi fatte fare una foto sulla grata dopo due secondi e mezzo secchi dall’essere entrate, ti hanno chiesto dov’è il guardaroba.
Ora, devi veramente essere una minorata se entri al Plastic e in circa 4 mq di spazio non riesci a renderti conto di dove sia il guardaroba.
Forse sarebbe più corretto dire una miracolata.
Poi hai conosciuto il bono etero, accompagnato dalla bona ex fidanzata ora amante e la di lei sorella olimpionica di sa il cazzo quale disciplina che insistevano a dire che tu e il Dottorino facevate una coppia perfetta e avreste dovuto valutare l’ipotesi di fidanzarvi.
Ora, è tanto difficile capire il concetto “noi ci siamo già fatti, ora vogliamo farci te”?
Infine, ti sei sentito una celebrità quando qualcuno di troppo importante per essere citato ti ha chiesto chi era quella sgualdrina che ti faceva le fusa.
E alla tua risposta che lo identificava come il tuo migliore amico, ha commentato “il Dottorino”.
Ed è subito blogger-celebrity.
Dicevi che comunque a parte questo, nessun elemento da rimarcare.
Salvo che hai rimorchiato una vecchia fiamma che la domenica mattina ti ha fatto visita tra le lenzuola per darti il buongiorno che meritavi (Plastic batte Supermercato 2 a 0 negli ultimi 15 giorni).
Infatti, dopo aver disfatto il letto con movimenti stile “che-noia-che-barba” della Mondaini in Casa Vianello, hai detto al tuo compagno di giochi “Alberigo, è ora che tu ti faccia da parte che lo stomaco reclama il pranzo”.
Peccato che Alberigo, si chiamasse Artemisio.
E lui te lo ha fatto notare, chiedendoti chi pensavi di avere nel letto.
Mentre cercavi di sopravvivere all’imbarazzo, ti sei ricordato perché hai sempre evitato di chiamare per nome le persone che avevi nel letto.
Non è una questione di quantità – ti capitava anche col tuo ex di chiamarlo come il tuo ex-ex per suo sommo gaudio – ma proprio che non hai la capacità di ricordare i nomi.
Solo che vallo a spiegare.
“Ciao scusa tendenzialmente i neuroni dentro la scatola cranica hanno delle difficoltà ad associare nome corretto a faccia”.
E potresti aggiungere “In fase di hangover la questione peggiora sensibilmente, non è cattiveria, è solo che il nome di una persona è davvero la cosa meno importante da memorizzare: vuoi mettere con il ricordarsi ruolo e dimensioni?”.
Ma pare che socialmente non sia uno di quei discorsi che ti fanno brillare.
Benpensati.
E ipocriti.
Ti sei quindi scusato.
Hai dato un lungo bacio – pare che queste cose sdolcinate funzionino sempre.
E hai addirittura offerto la possibilità di farsi una doccia – però hai limitato i danni offrendogli un accappatoio semi pulito e non proprio appena uscito dalla lavatrice ma spacciandolo per tale (se dovessi offrire a tutti una doccia e un accappatoio pulito, casa tua sarebbe una lavanderia).
Un risarcimento dovuto, povero Artemisio.
Purtroppo, mentre lo salutavi, tirando fuori dal frigo i 4 salti in padella che ti apprestavi a mangiare, lo hai nuovamente chiamato Alberigo.
Con un tono di voce, evidentemente, non ironico.
Il che da una parte avvalora la tua tesi di cui sopra.
Dall’altra, non sembra affatto carino: abbiamo fatto ottima ginnastica, ti ha corretto sul nome, ti sei scusato e… lo sbagli di nuovo.
Insomma, come al solito, hai dimostrato di essere il Lord della Contea di Vodka Lemon.
Sempre presente fisicamente, ma barcollante in tutto ciò che fai.

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