Schifo

Premessa: sei un po’ imbufalito.

Come se non bastasse il collega che non usa lo scopettino nel bagno dei maschi e l’altro collega che ti accusa di essere passivo aggressivo per un biglietto simpatico lasciato all’anonimo autore di strisciate di merda, oggi ricevi un sms sibillino da Nestlè che – guarda che strano – ha letto il blog e, scoprirai parlandoci al telefono, è infuriato con te.

La cosa ti coglie un po’ di sorpresa.
Pensi immediatamente che si sia urtato per qualcosa che lo riguarda.
E, esattamente come Remolabarca, ti dice che di lui hai parlato bene ma è il contesto che lo lascia perplesso, eufemisticamente parlando.
Evidentemente non fai che incontrare persone più preoccupate del contesto che di quello che viene detto di loro. Il che sarebbe già di per se un ottimo spunto di riflessione.
Ma bastano due battute per capire il motivo di tanta furia.
Scopri così che per lui la frequentazione era esclusiva e il tuo libertinaggio, dedotto da queste pagine para-pornografiche, lo ha alquanto destabilizzato.
Ecco questo è proprio il caso in cui stai facendo una vera perifrasi e stai evitando la parola “schifo” che ti sei sentito ripetere più volte, almeno due o tre, sebbene con un tono calmo.
Ora hai bisogno di fare qualche considerazione.
La prima.
Se una frequentazione è esclusiva, magari va detto.
Non è che uno può immaginarsi che l’altro abbia fatto voto di fedeltà per 4 appuntamenti in un mese.
La seconda.
Se ci si aspetta che la persona che si frequenta abbia un approccio esclusivo, magari è il caso di essere più costanti nei messaggi – inteso nel senso lato di comunicazione -, più chiari e più presenti di un sms ogni 4 giorni. Magari fare una telefonata, anche, senza aspettare di essere rincorsi dal coyote di turno.
Senza contare, poi, i pacchi che bisognerebbe evitare di tirare, per dimostrare reale interesse.
La terza. E qui si comincia a parlare di te.
Comunque fai, sbagli.
Chiedi, all’inizio di una frequentazione, dove si sta andando a parare e quali siano i reali obiettivi a cui l’altro mira – evitando così di distruggerti di seghe mentali – e immediatamente sei bollato come quello che pressa, ti dicono che metti ansia e quindi sei quello che fa scappare le persone.
Che magari lo fanno dicendoti pure che uno come te non lo incontreranno mai più.
Se hai un approccio light, e quindi non insisti per vedervi né tampini di messaggi e chiamate aspettando una contromossa dall’altra parte, e ti senti conseguentemente libero di comportarti come una persona non impegnata, allora diventi una baldracca.
La quarta.
Sentirti dire che sei una persona superficiale, uno che pensa solo al prossimo buco dove ficcarlo – per correttezza questo non è un verbatim ma solo il take out generale di quanto ti è stato detto – rasenta il grottesco.
Tu, che in due anni di relazione non hai mai avuto occhi per altri se non per il tuo ex.
Tu, che nonostante tutti i problemi, non hai mai tradito il tuo ex, anzi lo hai giustificato, gli sei stato fedele fino ad essere tacciato di idiozia da chi ti stava intorno.
Tu, che hai addirittura interrotto la psicoterapia perché la fantastica soluzione che ti offriva la terapista era tradire il tuo ex.
Tu, che sei così noiosamente serio nella tua vita di tutti i giorni da aver bisogno di una (o più) valvole di sfogo in cui puoi sentirti leggero e spensierato.
Un quasi trentenne e non un quasi ottantenne.
La quinta. E qui entriamo nell’escatologico.
Se una cosa deve andare male, andrà male.
Non c’è un batacchio da fare.
E il suo modo di comunicare altalenante non aiutava certo a far andare bene le cose.
Come la tua recente singletudine, del resto.
La sesta.
La paura di una nuova relazione, la paura del rifiuto (e le parole sono pesate), la paura dell’abbandono (anche qui), la paura di veder spezzati i propri sogni, la paura della disillusione sono dei pessimi prerequisiti per una frequentazione.
Figuriamoci per una storia.
Detto tutto questo, e interrotto dall’arrivo del Vicino che si è immolato ad ascoltare le tue elucubrazioni, le conclusioni finali sono tre:
1- ti spiace di aver ferito una persona che un po’ ti piaceva, ma non ti senti responsabile al 100%. Al massimo puoi ammettere un concorso di colpa. Anche se, visti i comportamenti discontinui, sarebbe stato difficile anche a Rosemary Altea e all’alieno che porta sempre con se capire cosa frullava nella testa della persona che frequentavi.
2- se una persona ti dà dello schifoso senza fare autocritica al proprio comportamento, cosa che tu hai appena finito di fare, non puoi che augurargli buona vita ed essere il primo a dire che non sei interessato. Perché se queste sono le basi, figuriamoci come può andare avanti.
3- Le regole del gioco vanno chiaramente condivise. Altrimenti diventa troppo facile dare dello schifoso al malcapitato di turno. Anche se si ha l’attenuante dell’incazzatura.
Fiero del fatto che questo blog stia facendo discreti danni – e quindi vuol dire che funziona – ora ti spari un Vodka Lemon e con un rutto dirai un sano vaffanculo a tutto.
Perché, alla fine della fiera, sarai anche una troia e uno schifoso agli occhi di qualcuno.
Ma chi ti conosce veramente, sa che questo qualcuno è affetto da grave miopia.
Che si procuri degli occhiali.
Oppure, peggio per lui.

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