Rigurgiti di passato.

Racconto di vita.

Ti scrive mesi fa un vecchio amico.
Di quelli che ti avevano imposto i tuoi. Non sai per quale ragione specifica. O forse sì ma anche tu hai delle regole etiche (forse) e quindi non ti dilungherai.
Delle estati passate a forza insieme, ti ricordi di poche cose divertenti, quasi nessuna interessante se si esclude il fatto che lui fosse aperto a testare con te i consigli del corso di educazione sessuale del Corriere della Sera che rubavi dai sedili di dietro dell’auto di tuo padre, dove veniva dimenticato.
Consigli intriganti eh.
Non puoi non ricordare che a 8-9 anni hai scoperto che c’era gente amava la pioggia dorata.
E, non essendo sicuro di aver capito bene cosa volesse dire, avresti tanto voluto provare per capire se l’assioma che avevi in testa era veramente uno schifo o c’era qualcosa su cui i tuoi genitori ti tenevano all’oscuro.
Solo che ti rendevi conto del fatto che era necessario uno spazio molto ampio.
E che, ovviamente, i tuoi non lo dovevano venire a sapere.
Detto questo, comunque, in alcuni momenti odiavi quel ragazzino perché tuo padre sembrava dedicargli tutte le sue attenzioni, quasi come se fosse il figlio che avesse desiderato al tuo posto.
Giocava a scacchi, faceva gli scout, studiava tre lingue e faceva sport. In altre parole occupava contro la sua volontà ma seguendo quella dei suoi genitori 6 giorni su 7 senza fiatare, facendo attività fottutamente noiose.
E, soprattutto, non amava giocare a Barbie o alle ragazze di Non è la Rai.
Dopo aver passato l’adolescenza a spiegare a tuo padre la differenza tra un brillante, tu, e un secchione nerd sfigato, lui, hai colto l’occasione del tuo pessimo carattere per evaporare e sono passati così un minimo di 14 anni e un massimo di 17 anni durante i quali, ringraziando Dio o chi per lui, ti sei salvato da questa molesta amicizia imposta.
Qualche mese fa lui si palesa e ti scrive via LinkedIn, dopo che tu lo avevi rifiutato su Facebook.
Maledetti Social Networks.
E’ a Milano e vuole vederti.
Non sai perché. Vuoi per i vostri giochi dopo aver letto il corso del Corriere della Sera, vuoi perché vuole avere accesso alla tua vita sociale milanese – e, chiedi scusa, col cazzo che g li dai accesso alla tua vita -, vuoi perché vuole solo amici, tu hai accuratamente risposto che non avevi tempo nemmeno per scorreggiare.
Vantandoti un po’ anche del tuo livello di carriera, di responsabilità e di casino con cui vivi quotidianamente. Che, in questi casi, davvero non guasta mai.
Avevi anche detto che ti saresti fatto sentire tu.
Cosa che non hai fatto.
Cosa che tradotta nel gergo degli umani vuol dire: non voglio avere niente a che fare con te.
Ora lui sabato pomeriggio ti riscrive.
Sottolineando nell’oggetto della mail che si tratta della seconda volta che ti scrive.
Quello che stai cercando di fare tu è di capire la tattica migliore da attuare per liberartene.
Opzione 1.
Non rispondi.
Nella speranza che il silenzio sia la risposta più eloquente.
La domanda che ti poni è la seguente: sarà così pronto tuo padre da non dargli il tuo numero di telefono se lo stalker chiamasse a casa dei tuoi per averlo?
Opzione 2.
Rispondi dicendo quello che pensi.
Ossia che era una palla al piede 17 anni fa, non ti faceva piacere frequentarlo allora e ti mette ansia il fatto che lui voglia farlo oggi perché non riesci a capire quale sia la ragione.
Indi per cui poscia, come direbbe Utero di Riserva P., che evapori/ si eclissi/si smaterializzi dalla tua vita. Once for ever.
Opzione 3.
Cedi. Lo vedi.
Fai il figo perché il tuo mestiere ancora consente di vantarsi con chi non lo fa.
Taci sulla tua omosessualità onde evitare di dare argomento di chiacchiere al suo padre folle con tuo padre (che sa che sei finocchio ma che non apprezza per nulla che gli venga ricordato).
Certo, gli potresti far capire di essere metrosessuale, ambiguo quanto basta per diventare immediatamente trendy.
E potresti anche dirgli che, come i veri cool-hunter, stai valutando di morire calpestato all’interno del Plastic.
Posto che sappia cosa è il Plastic.
In attesa di prendere una decisione, sorseggiando il tuo Vodka Lemon, ti chiedi se sei troppo cattivo.
Non nel pensare certe cose, chi non lo fa. Ma nello scriverlo.
Magari passa di qui, si riconosce e ci resta di merda.
Magari è diventato un trend setter vero lui – mica come te – e potrebbe inserirti nella night life più top della città (ci manca solo che in questo post tu scriva “ti lovvo” e sei ufficialmente un bimbominkia anche tu).
Oppure magari è diventato un adone e con lo sviluppo gli è venuto un batacchio grosso come una mazza da baseball. Vuole vederti per fare quello che il corso del Corriere della Sera non spiegava. E farti urlare di gioia.
No.
Questo è impossibile, visto che da una pianta grassa non fiorirà mai una rosa rossa.
E, soprattutto, è la trama del film porno che guardavi questa mattina.

Una risposta a "Rigurgiti di passato."

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  1. Prima la 3, poi la 2. Lo vedi, gli fai vedere quanto sei figo e poi lo irridi e lo insulti. Se lo fai all'aperto sono anche disposto a fingere di passare per caso, riconoscerti e chiederti un autografo.

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