Bucce di banana – o simili

Sei al Vogue Ambition.

Primo venerdì sera da quando sei tornato single.
Sei su di giri.
Sei sul palchetto rialzato. Il privè, se foste in un locale serio.
Balli. O meglio ti agiti e muovi scompostamente il corpo. Come una soubrette mancata.
Sei lì, tra Jim, il Dottorino, Batacchio Bianco e il Collega, che ti eri portato, giocando al broccolatore.
Muovi le gambe, muovi le braccia.
Senti la musica scorrerti nelle vene.
Fa caldo.
A terra è bagnato.
Fa talmente caldo che c’è la condensa, pensi.
Oppure sono tutti talmente ubriachi da innaffiare di alcol il parquet.
Forse potrebbero nascere drink, pensi.
E poi è un attimo.
Segui un basso.
Allarghi le braccia.
Fai una smorfia demente. Anche se pensavi fosse sexy.
Sposti i piedi a ritmo di musica. Stessa grazie degli elefanti di Fantasia.
Poi, senza accorgertene, vedi il tuo piede perpendicolare al naso.
Però che apertura di gamba. Invidia ad Heather Parisi.
Dopo di che senti un tonfo.
Deve essere caduto qualcosa di pesante.
Ops. Sei tu.
E la ciccia non ha attutito il botto.
Alzi la testa. Intorno a te un cerchio di gente che ride.
Stai bene, non ti sei fatto nulla. Immediatamente precisi.
Un involontario tempo comico perfetto.
Ridi. E per la vergogna ordini il successivo Vodka Lemon.
Ah, quando si dice che il Batacchio Spagnolo è tornato.

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