Mano nella mano


Sei sempre stato un bambino, un adolescente, un (quasi) adulto piuttosto indipendente.
Chiavi di casa a 10 anni, da solo il primo giorno di scuola dalle medie in poi, fuori di casa per quasi un anno a 16.000 km di distanza a 19 anni e poi definitivamente a 23.

Hai costruito la tua personalità cercando di autobastarti.
Sei un ex enfat prodige. Come dice un tuo ex, tiamoquinditilascio, ormai non fai più parte dei giovani brillanti. Ormai ci sono i 20enni che lo sono. Lavori da quando hai 21 anni, e allora sì che lo eri un enfant prodige, e stando a quanto vedi, performi anche benino.

La famiglia è sempre stata un accessorio quasi inutile. Anche perché, conoscendoli, hai sempre saputo che non avrebbero mai potuto accettare il tuo stile di vita. All’inizio solo ribelle, ora moralmente disordinato.

Sanno da quasi due anni che abiti sulla rive gauche, da quando, in un modo piuttosto roccambolesco, hai inviato un messaggio per il tuo ragazzo di allora (il famoso tiamoquinditilascio) a tua madre.
Da famiglia di cattolici integralisti quali sono, ci sono stati mesi di assoluto delirio, con lanci di valigie in mezzo alla strada, psicologi, tante urla e tanti silenzi.

Poi la situazione è rientrata. Il vostro rapporto è sincero, vi volete bene ma non parlate assolutamente dell’argomento.

Hai sempre detto che ti sta bene così.
Che non si può chiedere alle persone più di quanto possano darti.
Che un rapporto adulto con i propri genitori è quando si cessa di avere delle pretese ideali da figli e li si ama con i loro difetti come degli esseri umani.
Che i tuoi genitori ti dimostrano sempre e continuamente il loro affetto anche se non approvano oggi e difficilmente approveranno in futuro il tuo stile di vita.
E hai sempre creduto che questo andasse bene.

Non sai se è la tua psiche malata che desidera crearti crucci anche (o sopratutto?) quando non ce ne sono, ma la scorsa notte hai sognato una cena in cui tuo padre, prendendo spunto dai doppi asciugamani nel bagno, ti chiedeva della tua vita sentimentale.
Nel sogno eri spensierato e felice.
Molto meno quando la mattina ti sei svegliato e ti sei reso conto che proprio di un sogno si trattava.
E per parafrasare il titolo di un libro (o qualcosa del genere) di Marina Ripa di Meana, hai preparato “Vodka Lemon a colazione”. Per camminare anche oggi senza la mano di papà.

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