Una notte di neve

Sono le 6 e mezzo.
Nevica e tu sei stanchissimo.
Ti chiedi cosa ci facevi lì.
Oddio, lo sapevi benissimo cosa ci facevi.
Ma in fondo eri più soddisfatto che quando raggiungi la gioia.

Trovarti in piena notte in mezzo a 4 sconosciuti che giocavano a palle di neve da prima che nevicasse, ti ha fatto un effetto simile a quando due giorni dopo hai guidato la Vespa sulla neve ghiacciata.

Hai avuto paura.
Batticuore.
Hai anche temuto il peggio.

Il peggio che avevi immaginato come:
1. qualcuno ci resta secco a forza di palle di neve, finisci sui giornali, i tuoi ti diseredano e la tua carriera finisce miseramente, per disperazione accetti che Lele Mora ti faccia da agente, finisci prima a fare l’opinionista al Maurizio Costanzo Show, poi in un reality in cui dovrai fare la fame e superare prove con insetti orribili, per poi finire a fare le telepromozioni per qualche chatline rive gauche in piena notte sulle tv private;
2. quando dici che vuoi andare via, ti legheranno e violeranno il tuo fiorellino (quasi) innocente;
3. quando dici che vuoi andare via, si incazzeranno, ti picchieranno e ti uccideranno (immaginata anche nella variante franzoniana: con 12 coltellate urlando “Samuele”) con tua madre che muore di dolore quando la notizia usce sui giornali;
4. il peggio è così sexy da finire a fare un’estenuante sessione di sesso da cui uscire malconcio.

Batticuore.
Seduto accanto ad un bavoso, che ti metteva le mani addosso, di cui avevi visto la foto probabilmente di quando era un’altra persona, fumi due sigarette e rifiuti di giocare a palle di neve con loro. Non era proprio il caso, pensavi con la testa ancora un pò ovattata dalle canne che ti eri fatto con il precedente incontro finito con una misera leccata di piedi.

Batticuore.
Dopo la sigaretta, mentre uno dei 4 comincia ad entrare in paranoia non capisci bene per cosa, mentre altri 2 parlano tra loro di dj di Ibiza che perdono gambe e intestano ville al gigolò di fiducia e il bavoso chatta su un sito rive gauche mentre ti tocca viscidamente, decidi di andare via.

Con classe.
E con mascolinità.

Batticuore.
Cerchi di fare una voce baritonale, sicura, un pò alla Ridge di Beautiful.
Esce ovviamente una voce flebile e insicura, tipo bambino di provincia appena giunto in città.

“Io vado, non mi sembra il caso”
“Perché? Ora ci divertiamo” risponde il viscido polpo (per chi si sorprendesse che non hai sbagliato lo spelling di “polpo”, sei lieto di comunicare che Google e Wikipedia servono anche a questo).

“Davvero non mi sembra il caso, non mi sento molto a mio agio” ribatti, temendo a questo punto il peggio opzione 2 o 3.
“Dai ti pratico un corso di dizione al bagno” ribatte ancora, perché, ovviamente, se non ti senti esattamente a tuo agio un corso di dizione in un bagno, tranquillizza.

“Dai non mi sento a mio agio, vado” cerchi di dire con tono perentorio.
L’effetto deve essere stato patetico visto che il visicido risponde: “Sei molto dolce”.

Lasci un pacchetto di sigarette pieno ai 4, come richiestoti, per evitare il peggio, sempre nelle opzioni 2 e 3.
Scendi le scale e sali in macchina.

Sono le 6 e mezzo.
Nevica e tu sei stanchissimo.
Ti chiedi cosa ci facevi lì.
Oddio, lo sapevi benissimo cosa ci facevi.

Sei tornato a casa, hai buttato giù un Vodka Lemon ben lieto di aver (ri)trovato la linea dell’orizzonte.
Per ora.

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