Nuvole e lenzuola


Nella tua ricerca più o meno karmica e più o meno calma dell’amore, negli ultimi due mesi ti sei volutamente “astenuto”, con il fine di trasferire tutto il potere della libido sull’identificazione del partner ideale, nella cui descrizione compare anche la voce “sano di mente”, per la condivisione di un futuro più o meno prolungato.

Purtroppo, se si escludono occhi pernemmente iniettati di sangue, passione per qualunque essere respirante e non (anche i pali della luce con la loro forma fallica avevano cominciato ad essere elementi che attiravano la tua attenzione) e il muscolo del polso destro cresciuto in maniera asimmetrica rispetto al sinistro, non hai trovato particolari riscontri.

Un bacio da poco in discoteca che tanto eri stanco che ti veniva da dormire e un approccio ad alto tasso alcolico ma praticamente senza consumazione, non hai fatto altro che crogiularti nel passato e nel futuro, pensando a chi non ti voleva più, a chi non ti ha mai voluto o a chi tu hai detto “per te Batacchio Nero finisce qui”.

Hai difeso la tua astinenza. Dalle risate di chi non credeva nei tuoi propositi.
Alla fine hai ceduto. Avevano ragione gli schernitori. La carne è carne. Ma soprattutto l’ormone è l’ormone.

E’ andata proprio come ti eri ripromesso non sarebbe più accaduto. Virtuale e veloce. Poche domande. Nemmeno il nome. Che supponi sia alessandro, ma solo perché aveva scritto come nick messanger una comune abbreviazione del succitato nome. Ma per quanto ne sai poteva chiamarsi anche Pancrazio o Gianantonio.

Lì per lì hai riprovato il brivido e l’ebrezza.
Ti ha saputo prendere (e i maligni che erano a tavola con te ben sanno che questo verbo va interpretato come “appassionare” e non in un “prendere” letterale).
Non era un bambinetto (34 anni, un pò agè direbbe Batacchio Bianco, tu diresti solo vecchio). Però aveva faniscino, ci sapeva fare. Sapeva condurre e farti sentire partecipe.
Ed aveva una notevole dote di sensualità.

Alla fine di tutto quasi pensavi che forse potevi chiedergli il nome.
Avevi cominciato a sperare che quelle situazioni che capitano sempre a qualcunaltro (e tra queste si annoverano: farsi il migliore amico del liceo, farsi il cugino a 13 anni, farsi in gruppo senza distinzione di sesso quando si è all’università strafatti e ubriachi o, come in questo caso, “l’ho conosciuto per copulare e ci amiamo alla follia da 10 anni”), potesse finalmente capitare anche a te.

Due battute. Lui cita immediatamente il fidanzato fuori città per una sera. Tonfo nella realtà. Salubre tonfo.

15, 20 minuti. Uno strumento del suo divertimento. E lui uno strumento del tuo. C’era poco da lamentarsi o da restarci male, era l’accordo preso.

E allora senti che in fondo non ti ha lasciato nulla. Che hai già dato. Spesso davanti e meno spesso dietro. Ma comunque un numero sufficiente di volte per non avere più fantasie da mettere in pratica se non cose che cominciano ad essere un pò troppo perverse.

E allora, risali in macchina, accendi la sigaretta, vai a casa e ti prepari un vodka lemon. Mentre cerchi di capire quali sono le tue mosse strategiche per il futuro. E domandandoti se in fondo ha ragione chi definisce il Karma come il lato estivo del Borgo del Tempo Perso.

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