Razzismo, piattole e dintorni


Non che tu sia razzista.

Ognuno può vivere la sua vita, comprare i suoi orribili mezzi di trasporto, decidere di tingersi i capelli del colore che ritiene più trendy o quantaltro pensi faccia di se medesimo una persona attraente, sensuale e interessante.

Talmente non è razzismo che tu hai appena speso/fatto debiti per circa 3.000 euro per comprarti una Vespa nella vana speranza di sembrare più figo!!!

Detto ciò, la libertà di fare quello che si vuole della propria misera esistenza, esclude categoricamente, e se dici categoricamente dici categoricamente, la libertà di invadere i tuoi spazi.

Ora, è vero che in questa vita postmodernamente contemporanea, la velocità caratterizza tutto: sms, email, chat, eiaculatio precox etc.

Però, il fatto che una fottuta sera tu ti sia trovato a cena con qualcuno non implica che:
1- si sia diventati magicamente amici
2- si possa spammare la tua bacheca facebook
3- ti si possa rivolgere parola come se si fosse amici di vecchia data
4- si possa invitarti/farti invitare a tutte le tue attività sociali

Ti parla concitatamente del tram della drag, appuntamento fondamentale che avverà tra 20 giorni, maquillage e maschere antinvecchiameto sono importanti scelte di vita futura e i trattamenti per i capelli sono momenti fondamentali nella sua vita.

La domanda è: ha guardato con chi stai parlando?
Porti la barba lunga di 3 giorni, ti vesti con talmente poco gusto che il peggiore degli etero ha più stile di te, l’unica parola del gergo shampista che conosci è tupè, non hai idea di cosa farai domani (figuriamo di domenica tra 2o giorni) e la tua unica preoccupazione estetica è la calvizia del calzino.

Non che non si possa parlare di futuli banalità. Il tuo è un loquire pieno di racconti porno e battute a doppi sensi, scherzi, rutti e, perché no, discussioni su punti colori e vestiti. Non è solo una questione di mestiere che si fa.

E’ una questione di modi. E’ una questione di scopi.

Non sei mai stato assetato di amicizie e storie d’amore. Non hai mai amato i gruppi da 15 persone, nemmeno quando eri adolescente (e grazie a dio non lo sei più), dove tutti parlano e nessuno si ascolta. Anzi ti infastidiscono. I maligni dicono perché il tuo egocentrismo viene limitato dal numero del gruppo.

Forse hai 4 amici includendo quelli del secondo girone per questo. Forse sei solo molto più snob di quello che vuoi sembrare. Ma ami, rispetti e, come direbbe la Santanchè, rivendichi con orgologlio la selezione, la possibilità di sceglierti chi ti piace, chi trovi interessante, chi credi abbia affinità con te. Qualità e non quantità.

Le relazioni, le amicizie, il “feeling” sono come coltivare della maria in casa: serve tempo, cura, amore e pazienza. E anche se conosci nuovi potenziali amici, hai (quasi) imparato a non importi, a farti cercare un pò, a far respirare, ad aspettare una domanda prima di propinare una risposta che non segue nessun punto interrogativo.

Non hai sentito la mancanza ieri sera al Borgo di una persona della quale continui sistematicamente a sbagliare il nome, proprio no. E alla relativa domanda – fuori luogo – con un tono troppo colloquiale – quasi ci si aspettasse la disperazione per l’assenza come risposta- quasi pensavi non si stesse parlando con te.

Non è cattiveria. No.
Non è nemmeno snobbismo. No.
Bisogna solo saper stare al mondo, diceva (e dice) tua nonna.
Profonda verità.

C’è chi con il tempo impara, chi viene istruito e inibito a dovere dai genitori e chi, tragicamente, non impara mai nemmeno a 30 anni.

A quest’ultimo Chi è consigliabile di tenere i suoi modi invadenti lontani da te.
Le piattole sono fastidiose. Nel pube, come nella vita.
E per farlo presente non devi calarti 3 Vodka Lemon.

2 risposte a "Razzismo, piattole e dintorni"

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